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Palazzo Henrici - De Angelis

creato da Gianluca Di Carlo pubblicato il 16/06/2007 13:48

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Palazzo Henrici - De Angelis, interni Palazzo Henrici - De Angelis, interni 
Isola nel 1871, sulla destra la casa del Barone Isola nel 1871, sulla destra la casa del Barone 

Girovagando tra le vie del centro storico, si rimane sempre affascinati dal grande palazzo situato in Largo Corte, da tutti conosciuto come casa del Barone.

Nel Medio Evo il centro storico di Isola era conosciuto come "Castello dell'Isola". Questo sorgeva in una posizione strategica, alla confluenza dei fiumi Ruzzo e Mavone, nella parte più alta dello sperone di roccia (Largo Corte) su cui insisteva l'antico nucleo.

La posizione del "Castello" era dovuta all'importanza strategica della zona in questione in quanto fungeva da prima difesa del feudo dei Pagliara trovandosi all'incrocio di un'antica ramificazione della Via Cecilia e della strada che conduceva al castello dei suddetti signori; inoltre Isola si trova ai piedi di Vado di Corno, che in quel periodo era la più importante via di comunicazione tra il teramano e l'aquilano.

Ben presto sorsero nuovi insediamenti, fino ad acquisire le sembianze di un vero e proprio borgo, dotato di difese naturali a cui si aggiunsero le mura ben visibili lungo il perimetro del centro storico.

Il palazzo Henrici - De Angelis, è il risultato di un'aggre gazione nel tempo di varie costruzioni che hanno determinato l'aspetto odierno. La struttura del Palazzo e la sua organizzazione è tale da svolgere al suo interno tutte le attività ritenute necessarie, infatti sono presenti stanze per la conservazione delle vivande (vino, olio, grano, ecc.), locali per l'accumulo di legna, le stalle ed i piani nobili con le zone di rappresentanza e di residenza.

Il Palazzo nel '600 era abitato dagli Uranij, la quale era sicuramente una famiglia importante, non solo nel panorama isolano, poichè risulta che Angelantonio Uranij dell'Isola era Cancelliere a Teramo nel 1558 e nel 1569 fu inviato a Napoli per sbrigare alcune pratiche riguardanti l'Università dell'Isola. Quindi già in questo periodo il Palazzo era in una situazione tale da poter ospitare una famiglia di così alto rango. Gli Unanij abitarono l'edificio fino al 1812 quando l'ultimo erede, Carlo, ne donò la proprietà ad Antonio Ottavini e Filippo Ciavarelli. Gli Ottavini avevano la loro principale residenza a Basciano e usufruirono poco della casa. Per evitare che andasse completamente in rovina nel 1836 decisero di affittarla e poi venderla ai signori De Angelis di Isola i quali la ricevettero in queste condizioni: "...essa casa è mancante di tutte le invetriate; 2º - abbia bisogno di riattamento nella più parte delle porte e finestre; 3º - che le porte delle camere terranee abbiano quasi tutte di essere interamente rinnovate, essendo consumate dalla vetustà 6º - che la più parte delle porte, specialmente nel piano superiore, sono mancanti di chiavi, di serrature e saliscendi; 7º - che le pitture di tutto il quarto superiore sieno così guaste e mal conce da doversi rinnovare essenzialmente, oltre di altri riattamenti che vi si dovessero fare...".

Nel XIX secolo i De Angelis acquisirono il titolo di Baronia avendo Giovanni De Angelis (senza eredi) adottato il figlio della sorella Marietta andata in sposa al Barone Giovanni Henrici di Chieti. Il terremoto del 1950 apportò ulteriori danni all'edificio, provocando crolli in alcune strutture che comportarono la loro sostituzione con solai in ferro.

Vediamo adesso più in dettaglio la struttura del Palazzo: guardando attentamente la pianta la si può assimilare grossolanamente ad una "L" , con la facciata principale che sembra protendersi verso la via proveniente dalla porta del "Torrione". La configurazione della casa rispecchia in pieno le esigenze dei Signori Medievali, cioè un rifugio chiuso e sicuro per difendersi dai nemici, che sa trasformarsi in una dimora accogliente in tempo di pace; inoltre la presenza di un doppio livello di logge sul lato nord-ovest, che si affaccia sul fiume, evidenziano il desiderio di porre in comunicazione l'interno con l'esterno.

La struttura esterna è costruita da pietre grezze e da mattoni frammentari ( avanzi della fornace o rifiuto delle mura di mattoni) uniti da malta di calce e sabbia. La facciata che si affaccia in Largo Corte è coperto da un intonaco, diviso in tre livelli : le cantine (adibite a frantoio), e i due piani della casa dove si articolano ritmicamente finestre rettangolari con mostre in pietra al primo livello. Un portale con arco a tutto sesto contornato da una semplice mostra in pietra è sormontato da uno splendido balcone in ferro battuto guarnito al centro da uno stemma. Al primo piano sono presenti dei ferri, residui dell'attività lamiera, costituiti da una asta fissata orizzontalmente sul muro, all'estremità di questi ferri vi sono presenti degli anelli aperti che, probabilmente, andavano ad inserirsi delle aste costituite da pannilani che nella civiltà isolana del '400 la lavorazione era molto fiorente. Sono rimaste alcune tracce di una meridiana che come si sa serviva a misurare l'ora.

La struttura interna è molto complessa. Nel livello più basso vi sono le cantine e delle stanze dove erano posti i combustibili, il tutto illuminato e ventilato da piccole finestre rettangolari guarnite da grate di ferro, il livello immediatamente superiore era destinata ai granai, fondaci e dispense collegate granai, fondaci e dispense collegate al piano abitato tramite una scaletta interna muraria di modeste dimensioni e collegato con l'esterno tramite una porta che si affaccia sulla piazza. Inoltre sono presenti dei locali destinati a stalle e frantoio con due accessi : una dalla Piazza e l'altra dalla rampa della "Rua Acquaria"( l'attuale via del Campetto).

L'abitazione vera e propria, si trova nel livello superiore, suddiviso in due piani. Al primo piano si può osservare l'elegante salone principale, punto nodale della casa, costituito da una copertura con sei campate di volta a vela, ornate da preziosi e semplici dipinti ai lati delle volte che le rendono auliche e dal massiccio e imponente cammino che presenta scolpito il monogramma bernardiniano e, ancor più sopra, dipinto lo stemma degli Herniri-De Angelis. Nel salone, come in tutta la casa, è presente un pavimento in cotto rosso che si contrasta dal nitido candore della pietra e delle volte. Dal salone si accede: alle stanze domestiche (soggiorno e cucina), alla cappella privata e ad una scala in muratura che porta al secondo piano dove si evidenziano gli stessi elementi architettonici. Il piano è costituito da una serie di stanze comunicanti tra loro, da un salone con volte decorate da dipinti. Proprio in questa stanza è ubicata una piccola scala, realizzata in parte in muratura e in parte in legno, per mezzo della quale si accede alla soffitta e ad una piccola torretta.

Si ringrazia Angelo Tarea per averci messo a disposizione la sua tesi

immegine della meridiana sul palazzo Henrici

Inviato da Nicola Severino il 20/04/2010 13:41
Sono interessato ad avere una foto generale e dettagliata delle tracce della meridiana rimaste sulla facciata del Palazzo Henrici-De Angelis, come riportato nella tesi.
Chiunque possa aiutarmi può scrivermi al seguente indirizzo
nicolaseverino@libero.it
Grazie, cordiali saluti
Nicola Severino, Roccasecca (FR)

meridiana

Inviato da daniela il 20/04/2010 13:47
possiamo andare e fare una foto per te

Palazzo Henrici

Inviato da Andrea [n.a.] il 21/04/2010 11:44
Nicola Severino ha riportato ai nostri giorni un articolo di Gianluca tratto dalla tesi dell'architetto Tarea. Mi sento profondamente triste nel rileggere l'articolo e nel guardare nel corso degli anni come il simbolo del nostro centro storico (perché questo rappresenta!) sia arrivato praticamente alla rovina. Penso proprio che gli attuali proprietari aspettassero l'ultimo terremoto per richiedere dei fondi e cercare di "rappezzare" qualcosa. Perché fino ad oggi non hanno mai voluto vendere, né hanno mai speso e/o chiesto qualcosa, affinché non fossero arrecati danni irreversibili a quel tesoro. Non esiste piú alcun affresco, i solai sono crollati o quasi, lo stato esterno del palazzo é sotto gli occhi di tutti. Non ci sono molte parole da aggiungere, tranne che il pallazzo é ormai inesorabilmente e irreversibilmente morto. La prima cosa che ho fatto (dopo essermi ripreso dalla paura) la notte del 6 Aprile 2009, é stata di guardare il palazzo dalla mia abitazione per essere sicuro ci fosse ancora!!! Il palazzo é ancora lí, in coma irreversibile. Quali cittadini di Isola, dovremmo sensibilizzare le istituzioni affinché si riesca finalmente ad espropriare il palazzo e cederlo a qualche ente che ne apprezzi il valore.
Andrea

Palazzo Henrici

Inviato da P.R. il 21/04/2010 15:58
Per fortuna che c'è qualcuno di Roccasecca a ricordarci dei nostri tesori, sono pienamente d'accordo con Andrea, e penso che i nostri amministratori hanno una sensibilità a questi argomenti pari a zero, non è possibile lasciar morire in queto modo la nostra memoria storica, vedi il centro storico di isola o il castello di pagliara, senza dimenticare le orribili costruzioni nate davanti a San Cassiano e lo stato di abbandono (ante sisma) in cui versa la chiesa di san giovanni, o il disinteresse verso i ruderi di san valentino. Questa è una vergogna, abbiamo la fortuna di vivere in un territorio unico, dove si incotrano natura, storia, gastronomia, potremmo vivere di turismo, e l'unica cosa che siamo capaci di fare sono palazzine di dubbio gusto per rovinare ancora quel poco che ci rimane.

vi prego facciamo qualcosa

Palazzo Henrici e cemento selvaggio

Inviato da Pigio [n.a.] il 22/04/2010 10:38
Condivido al 100%
Non si riesce a capire perché' le risorse vengano investite in colate di cemento piuttosto che non in opere di restauro di veri e propri monumenti.
Provo a indovinare.....Ignoranza e avidità'?

Sono d'accordo che bisogna fare qualcosa. Qualche proposta?
Pigio

recupero edilizio

Inviato da P.R. il 22/04/2010 17:26
credo che seriamente bisogna fare qualcosa di veramente serio e concreto, spesso mi capita di girare tra i paesi e paesini della valle e vedo uno scempio da terzo mondo, delle vere e proprie favelas, casermoni orribili non completati o completati male limitrofi a centri storici, sembra di vivere in periferie americane di basso livello,in un luogo come il nostro non ci si può permettere di rovinare la più grande risorsa che abbiamo, una soluzione sarebbe eliminare alle prossime elezioni tutti questi politici che ormai hanno delle visioni obsolete di sviluppo.
Si parla spesso di costruire strade funivie, trenini, per promuovere lo sviluppo (cose giuste per carità), ma non capisco come non si parli mai di recupero dell'esistente, possibile che non riusciamo a capire che un qualsiasi turista che possa venire nei nostri luoghi non debba vedere questi orrori.
Forse è gia troppo tardi, ormai recuperare alcuni paesi è impossibile (non faccio nomi altrimenti si riscatena la sommossa popolare), ma penso che noi abbiamo il dovere di fare qualcosa, qualsiasi cosa, associazioni culturali, partiti politici, chiamateli come volete l'importante è associare persone sensibili a questi argomenti.

speculazione dilizia

Inviato da romeo il 22/04/2010 18:53
avete ragione.purtroppo le risorse sono state tutte dedicate allo scempio di san gabriele.sono stati spesi moltissimi soldi per fare,disfare quello che si era fatto e poi rifare di nuovo.tutti quei negozi che sembrano babele o i mercanti fuori del tempio.magliette dei giocatori,gicattoli ecc. fanno schifo.invece non e' stato speso un euro per il territorio.io abito a roma e quando torno mi piange il cuoer a vedere tutto quello scempio.il centro storico totalmente abbandonato.monumenti abbandonati.ma questo e' anche colpa dei cittadini,non soltanto dei politici.se il politico non fa nulla va cambiato.va rinnovato e soprattutto deve essere piu' giovane perche' forse ha sicuramente idee migliori e innovative.il posto merita molto di piu'.manca totalmente lo sviluppo per aacoglier i turisti.abbiamo il parco perche' non valorizzarlo?perche' non usare questa enorme risorsa?mancano le iniziative e soprattuto la mentalita' per fare queste cose.manca anche una preparazione adeguata.si pensa solo a al santuario,che gia' attira tanta gente,ma non basta.nella zona ci sono ancora moltissime possibilita'.c'e' la ceramica,gli agriturismi(a dire il vero poco preparati anche quelli)e c'e' la cosa piu' bella che abbiamo: la natura.valorizziamola.

sviluppo

Inviato da stefano [n.a.] il 22/04/2010 21:53
Ve le propongo io due cose da fare:

- apertura autostrada a Biselli

- colegamento con Prati di Tivo

Poi siccome a voi di noi delle frazioni non ve ne frega niente, continuerete col dire che faccio prposte strampalate e continuerete a fare gli inellettuali da 4 soldi.

stefano

Inviato da Cosimo Giordano il 23/04/2010 10:23
Ancora????
Ma sei ossessionato????

Tu vuoi solo distruggere cio' che resta
Cosimo

RISPOSTA

Inviato da ROMEO il 23/04/2010 11:45
HAI RAGIONE SONO PROPRIO STRAMPALATE

sviluppo

Inviato da P.R. il 23/04/2010 12:12
ecco quando leggo ste cose mi scende il latte ai c......., non abbiamo futuro, c'è veramente gente che pensa all'uscita di biselli.
Arrendiamoci, stefano abita a fano, un bel centro storico, una chiesa stupenda, tutto da recuperare, si arriva al paese da Isola e sembra di stare a calcutta, casermoni orribili lungo la strada, che farebbero scappare anche un turista cieco e stefano pensa ad inbruttire ulteriormente quel paradiso che è fano con un uscita autostradale, ma questi sono pensieri criminali.
Non c'è speranza ragazzi siamo detinati a violentare la valle siciliana alla faccia dei nostri figli e dei nostri nonni, dobbiamo vergognarci stiamo rovinando un paradiso, e pensiamo di attirare turisti solo con il gran sasso o con il santo.

ma vergognatevi voi!!!

Inviato da stefano [n.a.] il 23/04/2010 12:54
Ma vergognatevi voi a dire sempre le stessa cazz.ate!!!
Sono 20 anni che ascolto sempre la stessa tiritera....risultato?
Sempre più degrado, spopolamento e abbandono...
Complimenti per le vostre idee di sviluppo, ma tanto a voi che vi frega se nei paesi non rimarrà più nessuno?
Fortuna che siete in pochi a pensarla cosi!!!

vergogna....

Inviato da Cosimo Giordano il 23/04/2010 15:13
Stefano,

basta guardarsi intorno, e risulta ovvio che il nostro territorio e' stato devastato da persone come te, che vedono il progresso in progetti dementi.
Invece che fare tanti giri per dolomiti, perché' non fai un salto dall'altra parte del "cortile", e vedi come sono messi paesi come Rocca Calascio, Santo Stefano di Sassiano, etc.

Vedi ovovie? No
Vedi svincoli? No

Gia' che sei li', di' che sei interessato a comprare casa. Vedi cosa ti rispondono. Tutto venduto. Da anni. E a chi? A cafonacci amari? No. A turisti, danesi, inglesi, etc.
Hai una visione del mondo piccola, rozza e provinciale. E infine, smettila di insultare

non ci siamo...

Inviato da stefano [n.a.] il 23/04/2010 15:45
Cosa c'entra Santo Stefano di Sessanio con paesi come Fano, Casale o Cerchiara? dai spiegamelo!!!
Cosa c'entra un antico borgo medioevale rimasto praticamente intatto con i nostri paesi?
Che c'entra dire che a Santo Stefano di Sessanio non ci sono le funivie?
Ma lo hai visto dove si trova?
Funivie verso chi?
E poi... un'uscita autostradale è uno scempio quando l'autostrada già c'è?
Ti rispondo una cosa visto che sei un sapientone o che credi di esserlo...un paese deve vivere tutto l'anno e non solo a stagioni o nei periodi di festa...vai oggi a Santo Stefano e vedi chi trovi!
Voi non avete una minima idea di quello che dite, confondete un sacco di cose.


dimenticavo..

Inviato da stefano [n.a.] il 23/04/2010 15:48
Fosse per voi oggi saremo ancora senza adsl a cerchiara e a fano, per fortuna ci sono persone che oltre alle utopie fanno acnhe i fatti e abbiamo colmato anche questo divario vergognoso..
Saluti!!

sviluppo

Inviato da P.R. il 23/04/2010 17:41
credo che la verità stia nel mezzo, stefano dice il vero quando afferma che casale fano e cerchiara non sono santo stefano di sessanio, però è pur vero che non lo sono a causa delle barbare costruzioni realizzate da fanesi casalesi cerchiaresi forchesi isolani pretaresi ecc., senza controllo da parte di un'amministrazione ignorante.
Credo che tranne Stefano, siamo tutti d'accordo che l'uscita biselli sia un'idiozia, poi sul collegamento isola prati di tivo se ne può discutere.
Il problema sollevato caro stefano è questo che se il nostro territorio si munisse di una funivia o di una strada di collegamento, forse non basterebbe, in quanto il territorio non viene valorizzato, non viene controllato e non viene curato.
Non si può proporre un prodotto turistico come il nostro nel quale si vedeno orribili aspetti architettonici, ristoranti penosi, alberghi orribili, bisogna partire dalla riqualificazione del territorio, successivamente (o anche in concomitanza) si può pensare al collegamento, ma soprattutto dobbiamo diffondere la cultura del bello cosa che sicuramente ci manca

sviluppo

Inviato da Cosimo Giordano il 23/04/2010 20:55
Stefano,

il mio era un esempio per evidenziare che non sono necessari progetti deliranti per portare sviluppo. ma tanto mi pare non recepisci.

Il tuo modo aggressivo di dialogare, insultare, dare dell'ignorante a destra e a manca, gridare alla vergogna altrui, non giova al dialogo - a cui credo siamo tutti interessati - e soprattutto non ti mette in buona luce.

Ora, spiegami tu cosa c'entra la adsl con metri cubi di cemento e svincoli vari.
Per il resto concordo con P.R. . Bisognerebbe innanzitutto investire in sviluppo locale, e rendere i posti piu' attraenti possibile.

Infine, S.Stefano e' rimato intatto perche' dimenticato per lungo tempo. Anche Isola aveva un borgo medioevale. Ma qualche mente lungimirante, nel corso dei decenni passati, ha pensato bene che era meglio cementificare.

sviluppo

Inviato da stefano [n.a.] il 23/04/2010 22:06
Mi scuso se volte sono un po' scortese nei toni...
quello che voglio ribadire è che mi sta bene tutto il discorso della bellezza degli edifici e del recupero dei centri storici, ci mancherebbe altro! Però se vogliamo rilanciare le frazioni di montagna dobbiamo puntare a viverci in queste frazioni tutto l'anno e per fare questo occorre che le persone che ci vivono non devono, per esempio, percorrere 20 km per poi ritrovarsi sullo stesso punto ( vedi per andare verso l'aquila, dop 20 km siamo di nuovo sopra casale è ridicolo...)
La viabilità come una fiscalità ad hoc per i paesi montani sono pilasti fondamentali per una loro sopravvivenza.
Poi noi abbiamo una posizione favorevole per unire due comprensori molto belli dove il turismo potrebbe essere una risorsa essenziale.
Però, vi prego, non soffermiamoci solo sul discorso del recupero dei centri storici o sul fatto che molte case sono brutte perchè così non cambiamo le sorti dei nostri paesi.

sviluppo

Inviato da P.R. il 24/04/2010 15:12
Oh così va meglio...
Rilanciare le frazioni a monte è conseguenza di un rilancio generale dell'area, non pensiamo che Fano, Cerchiara, Forca e San Pietro stiano peggio di Isola, pensare però di vivere a Casale e avere le stesse comodità di Teramo è impossibile, bisogna saper vivere in un posto cercando di tirarne fuori gli aspetti positivi, cercando di capire che un luogo non è fatto da un solo paese.
Credo, al contario di Stefano, che riqualificare l'esistente sia necessario ed importantissimo, in quanto (purtroppo) è l'immagine ad attirare il turismo. Con questo non voglio dire che il collegamento delle due vallate non sia necessario.
Bisogna inoltre cominciare a pensare come un unico organismo, senza cadere in facili ed inultili campanilismi, e soprattutto alzare la qualità dei nostri servizi, aspetto, secondo me, importantissimo. Quando mi vengono a trovare amici da fuori non so dove portarli, i ristoranti sono penosi e disastrati, i bar luoghi loschi e poco raccomandabili, gli alberghi sono caserme e dormitori, solo alcuni B&B sono apprezzabili e dignitosi.
L'amministrazione comunale dovrebbe per esempio incentivare l'apertura di locali (di livello) nel centro storico, inserirvi punti vendita di prodotti tipici (non si possono vedere le bancarelle di san gabriele che vendono le maglie dei giocatori ed i cd di Amici).
Con questo voglio dire che per competere a livello turistico bisogna alzare la qualità del prodotto, dato che fortunatamente la natura ci ha dato un tesoro che va solo gestito bene.

sviluppo

Inviato da stefano [n.a.] il 24/04/2010 15:38
Si, ma occorre che gli enti pubblici facciano la loro parte per quanto riguarda gli investimenti e mi riferisco al comune, alla provincia, alla comunità montana, all'ente parco e alla regione.
Poi tu dici :'Credo, al contario di Stefano, che riqualificare l'esistente sia necessario ed importantissimo, in quanto (purtroppo) è l'immagine ad attirare il turismo' ma chi ti ha detto che io non penso questo? Io penso questo e altro.... io credo che solo questa considerazione sia insufficienta a non far morire i paesi di montagna, poi perchè avere la mentalità chiusa sulle vie di comunicazione che ci migliorerebbero a tutti la vita e ci collegherebbero meglio con le città.
P.R afferma: 'pensare però di vivere a Casale e avere le stesse comodità di Teramo è impossibile, bisogna saper vivere in un posto cercando di tirarne fuori gli aspetti positivi, cercando di capire che un luogo non è fatto da un solo paese', ma è proprio questo che non funziona..inutile continuare a dire la montagna è bella, la montagna è bella però poi stringi, stringi son tutti in città o lunga la costa...scusa ma questo sembra una presa in giro o no?
Diciamo le cose come stanno, la montagna è un posto bello ma che per viverci è molto disagiato rispetto a altri posti, assodato questo bisogna fare in modo che le persone che ci vivono o quelle che vorrebbero viverci devono essere compensate in qualche modo e mi riferisco ad una fiscalità ad hoc leggi speciali e dove possibile, come dalle nostre parti, migliori collegamenti stradali.
Si possono fare perchè non farli?
Tu puoi anche abbellire qualche casa o qualche quartiere ma i paesi continueranno lo stesso a spopolarsi e a non avere futuro.

sviluppo

Inviato da P.R. il 25/04/2010 08:58
Credo che la nostra vallata sia già molto ben collegata, credo che poi sia ovvio che ci sono località come colledara, ornano ed isola che risentono in meniera più diretta dell'autostrada e località come castelli che ne risentono meno, però nell'equilibrio delle cose credo debba essere messo in conto che località tipo fano, casale e frazioni similari non possano avere un peso infrasrutturale.
Quello che voglio dire è che l'autostrada è stata fatta per collegare Roma con l'adriatico, poi la valle siciliana ci si è trovata in mezzo.
Adesso posso capire che i casalesi si tagliano le vene in quanto l'autostrada ha definitivamente rovinato un angolo di paradiso, ma purtroppo a volte lo sviluppo sacrifica qualcosa, stesso discorso vale per gli abitanti di cerchiara, ma non si può non avere l'umiltà di inserirsi nel contensto in cui ci si trova. Con questo voglio dire che gli abitanti di cerchiara e casale dovevano magari se lecito opporsi in fase realizzativa per evitare lo scempio ormai è troppo tardi.
Dunque caro stefano per chiudere, credo che più o meno siamo d'accordo sul fine, siamo d'accordo su alcuni mezzi, però credo che secondo me siamo ancora lontani sulla politica da adottare, ovvero fare il collegamento (sai benissimo che io preferirei un collegamento diretto prati san gabriele, mentre tu l'ovovia, ma su questo si può ovviamente discutere) è importantissimo ma assolutamente sterile se non si crea un prodotto vincente di base. Assergi è l'esempio concreto, nessuno soggiorna ad Assergi in quanto dembra un grosso casello autostradale.
Se noi facessimo uno svincolo a Fano, con l'ovovia annessa, secondo me si rischia di ricreare la stessa situazione cioè nessuno vorrebbe rimanere a Fano, tutti fuggirebbero su in montagna, e tra qualche anno ci ritroveremo a discutere su questo sito dello sciempio dell'uscita e dell'ovovia.
Realizzando invece un contesto turistico, dove fano (come altre realtà) può diventare un luogo che fa necessariamente parte del meccanismo, in quanto ancora non eccessivamente rovinato dall'autostrada, solo al quel punto possiamo diventare un prodotto vincente, in quanto fortuntamente noi non abbiamo solo il turismo montano, ma come nessun altro posto al mondo possiamo vantare anche un turismo religioso, culturale, storico, sportivo, artistico e tecnologico che si trovano uniti fortemente in quella supenda realtà che si chiama valle siciliana.


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